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large_PIRATA.pngFUORI L’ITALIA DALLA GUERRA

Sei una lavoratrice , un lavoratore, un disoccupato /a, e ti sei goduta fino in fondo la parata militare del 2 giugno? Hai dimenticato per un paio d’ore il job act, e la tua preoccupazione di poter perdere il posto di lavoro?

Molto bene. Allora ti ricordiamo che è previsto che le amministrazioni pubbliche riservino una quota non inferiore al 30% dei posti previsti nei concorsi pubblici in favore dei militari volontari. Tale riserva è obbligatoria ed opera anche nel caso in cui l’ente non l’abbia prevista. (DLgs n. 66/2010, commi 3 e 4 dell’articolo 1014 e commi 3 e 9 dell’articolo 678. )

Quindi qualcuno dei baldi giovani che hanno sfilato il due giugno avrà buone probabilità, una volta terminato il suo periodo militare, di passarti avanti in qualche concorso pubblico.

Hai problemi economici, ma hai ammirato il volo delle frecce tricolori?

Allora vogliamo ricordarti che Il fatto quotidiano, in un alrticolo del 2013 ricordava che “Cifre esatte su quanto costino queste esibizioni non ce ne sono. Le uniche informazioni ufficiali, pubblicate sul Libro Bianco della Difesa 2002, dicono che un’ora di volo del velivolo costava allora 7,495 milioni di lire. Calcolando un venti per cento di incremento dei costi in undici anni e facendo la conversione all’euro, un’ora di volo di questo aeroplanino dovrebbe venire, oggi, attorno ai 4.800 euro.”

Ti sei scontrato recentemente con i tagli al welfare, alla sanità, ai trasporti pubblici, alla difesa dell’ambiente?

Sappi che secondo Avvenire l’Italia ha speso per la difesa nel 2014 20 miliardi 312,3 milioni di euro. Una cifra altissima, che sarebbe stata sufficiente ad ammodernare l’intera rete dei trasporti pubblici ( ed avrebbe dato lavoro a migliaia di persona), o risanare la sanità, o mettere in sicurezza il territorio franoso del nostro paese

Sei un genitore o un insegnante, e non sei d’accordo con la “buona scuola” di Renzi?

I bambini che hai visto sfilare con i militari, probabilmente orgogliosi e divertiti, sono l’immagine vivente della “buona scuola” di Renzi e Giannini: gerarchica, autoritaria e competitiva, spietata con chi “rallenta” la marcia

 

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