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L’eurodeputato dell’Altra Europa con Tsipras (oggi anche dirigente di Sel) Curzio Maltese, con grande confusione, non si sa se strumentale o reale, scrive quanto segue:

“I partiti, come i sindacati e la libera stampa sono stati grandi strumenti della democrazia come la conosciamo. L’agonia di questi strumenti di mediazione non sta schiudendo la porta a chissà quale rivoluzione dal basso, a un’immaginaria democrazia diretta, ma al contrario prefigura una società oligarchico-populista in perfetta linea con quella disegnata dai poteri dominanti”

 

Questo ragionamento contiene inesattezze costituzionali, confusione intellettuale tra “politico” e “partitico”, tra “democrazia diretta” e “democrazia partecipativa“, tra “populismo” e “democrazia.

Insomma un gran minestrone per uno che è europarlamentare, giornalista e che questa confusione trasfonde direttamente nelle sue scelte politiche che, partendo dall’entrata in un movimento che voleva unire le forze sociali, arriva all’entrata nella direzione di un partito, passando attraverso l’ invito allo scioglimento dei partiti, creduto oggi praticabile entrando in un partito per spingerlo alla dissoluzione….

Confusione, incoerenza e mischiamento arbitrario di concetti politici e costituzionali. Non è una cosa rara nell’attuale centrosinistra in cui uno scrittore come Marco Revelli che due anni fa scriveva “Finale di partito” decretandone l’estinzione, oggi si appresta a creare  la “casa della sinistra e dei democratici”, in pratica una grande ammucchiata di centrosinistra che va da Rifondazione fino ai tesserati PD di area civatiana (i democratici..). Riedizione di vecchie fallimentari esperienze elettorali che hanno martoriato la sinistra fino  a farle perdere consenso e base sociale e che oggi viene dipinta come la “soluzione per il futuro”.

 

Ma andiamo con ordine e vediamo cosa non va in questo ragionamento di Maltese.

Partiamo dall’art.49 della Costituzione che così recita:

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”

La prima cosa che appare chiara è che il senso di questo articolo è focalizzato sulla libera associazione politica dei cittadini. Il termine “partiti” è inteso etimologicamente come “parte” contrapposta ad altre “parti” che perseguono obiettivi diversi

Appare quindi chiaro che la Costituzione non indica come deve essere strutturato questo tipo di associazione di cittadini denominata “partito” .

Non viene indicato come queste associazioni di cittadini debbano  essere strutturate, se debbano avere necessariamente una forma basata sul “centralismo democratico“, se debbano avere dei leader, se debbano funzionare in modo verticistico o quant’altro. L’accento viene invece messo sul fatto che debbano agire con metodo democratico tenendo presente l’art. 1 in cui viene enunciato che “la sovranità popolare appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Non si parla quindi di funzionari di partito, di segreterie, congressi, mozioni e quant’altro.

La prima incongruenza del ragionamento di Maltese sta quindi nel pensare che la forma dei “partiti” sia esclusivamente quella degli attuali partiti così come oggi sono strutturati.
Da questa premessa sbagliata consegue un altro errore: cioè pensare che tutto ciò che non è strutturato in questa forma e che prevede diverse strutture di associazione non sia “partito”, pur se in coerenza con l’art. 49.

Ma poi si opera un’ulteriore distorsione ancor più grave tacciando tutto ciò che non è strutturato come gli attuali partiti come “antipolitica”, quasi che la politica si esaurisse tutta in questi partiti.

Ma non è ancora tutto, perchè se anche Maltese al posto di antipolitica usasse il termine “antipartitico” commetterebbe ugualmente un errore, anch’esso conseguenza della premessa sbagliata.

Chi critica gli attuali partiti non fa infatti antipolitica né antipartitismo perchè la loro critica non è rivolta ai “partiti” come associazioni di cittadini così come previsti dalla Costituzione, ma agli attuali partiti.

Non è quindi vero che ci sia un’agonia delle forme di organizzazione e mediazione politica, ma l’agonia è solo quella degli attuali partiti che , rubando l’espressione di Maltese, sono i veri “cantori dell’antipolitica” in quanto non ne fanno più, avendo perso il contatto con la base sociale diventanto dei gruppi autoreferenziali di potere, che cercano solo una mera sopravvivenza e riproduzione del ceto politco che li compone. Sono anti-politici anche perchè annullano la democraticità delle decisioni in un modo verticistico dove tutto viene deciso da un’oligarchia di leader nel chiuso delle loro segreterie e poi calato dall’alto senza tenere alcun conto della volontà dei cittadini che li hanno votati (ormai ben pochi tra l’altro).

 

E addirittura vanno anche contro le decisioni prese dalle loro stesse strutture locali, le più a  contatto con le esigenze e le richieste dei territori, ordinando loro dei dietrofront come quello nelle recenti scelte nelle elezioni regionali liguri.

La “rivoluzione dal basso” di cui parla Maltese è già dispregiativa nel termine perchè il “basso” presuppone l’esistenza di un “alto” e quindi lascia trasparire una concezione piramidale e verticistica della politica. Io parlerei di base” non di “basso“. Io parlerei di “orizzontalità” non di “verticismo”.

Non si vuole capire che l’associazione dei cittadini (i partiti di cui parla l’art.49) può essere appunto orizzontale, trasparente, basata su una reale democrazia partecipativa e non solo delegante dei cittadini.
Non si capisce ancora che il tanto disprezzato “basso” sono le lotte sociali, i movimenti, le associazioni, ecc. che sono da sempre attive nei territori a differenza degli attuali partiti arroccati ai vertici delle loro segreterie, lontani dalla realtà e tesi solo a trovare un modo per sopravvivere.

 

Non si capisce infine che queste associazioni orizzontali e inclusive che partono dalla base della società sono in grado benissimo di esprimere da sé forme di organizzazioni politiche senza doversi necessariamente rivolgere ai “professionisti della politica.

Non esiste quindi, come dicevo, agonia della rappresentanza né dei partiti come intesi dalla Costituzione, ma solo agonia degli attuali partiti. E questo non accade per un attacco esterno ma come conseguenza di decenni di inconcludenza ed errori politici, dall’aver trasformato i “partiti” in luoghi lontani dalla gente e tesi solo a difendere strutture antiquate e burocratizzate.

Facile poi alludere alla “democrazia diretta(confondendola con quella “partecipativa” o quella “partecipata”) e al “populismo”, facendo leva sulle esperienze negative del M5S che nulla ha di democratico e che è verticistico e padronale quanto e più degli attuali partiti.

E’ un’operazione, questa sì “populista,inducendo ancora una volta surrettiziamente una confusione voluta tra cose diverse, per accomunare operazioni che si basano su valori di sinistra e democratici a quello che è stato il M5S.

Sentire poi Maltese parlare di “oligarchie” è risibile se non fosse tragico.
Cosa c’è di più di oligarchico degli attuali partitini che negli ultimi vent’anni hanno contribuito alla disfatta della sinistra, alla perdita di consenso, all’allontanamento delle masse dalla politica attiva e che nonostante questo si preparano a riproporci la solita ricetta dell’ammucchiata partitica?

Una confusione, una distorsione di concetti politici e costituzionali e della realtà tesa quindi solo a conservare lo status quo delle rendite di posizione di queste associazioni che tutto sono fuorchè politiche (nell’accezione più autentica del termine).

Gian Luigi Ago

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