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ricostruire.png  di Athos Gualazzi

Le parole hanno un peso ed un significato, sia l'uno che l'altro possono deteriorarsi, cambiare significato e perdere peso.

Mi riferisco al termine democrazia e sinistra, entrambi troppo spesso strumentalizzati ed usati a sproposito.

Quando parliamo di sinistra in termini politici ci riferiamo ai nostri delegati parlamentari seduti alla sinistra nell'emiciclo di Montecitorio, ma questi signori sostengono ancora quello che la gente pensa debbano sostenere definendosi “di sinistra”?

Quale reale significato ha essere di sinistra?

Forse sarebbe meglio definirsi antineoliberisti visto dove ci ha condotto il mercato libero e selvaggio.

Forse sarebbe meglio definirsi commonisti, dai commons, dalla prevalenza del bene comune sull'interesse del singolo.

Per beni comuni dovremmo considerare tutti quegli elementi che sono indispensabili ad una vita degna e dignitosa.

Democrazia; si può ancora chiamare democratica una struttura i cui vertici non sono eletti dal popolo, che per la Costituzione è unico sovrano, nemmeno indirettamente?

Tanto più il vertice si allontana dalla base tanto meno ci si trova in un regime democratico che prevede distribuzione e non accentramento del potere.

Oggi contrapponiamo politico a sociale nel tentativo di scindere la politica dal vivere quotidiano anche qui confondendo la società che non può non agire politicamente dai partiti che dichiarano di fare politica.

Oggi i partiti non sono più delle aggregazioni di cittadini che aspirano a realizzare società diverse ma macchine pubblicitarie che aspirano semplicemente alla propria sopravvivenza, se gli obiettivi coincidono con le aspettative del popolo è solo effetto collaterale, lo scopo primario è la loro stessa sopravvivenza.

Contrapporre sociale a politico non ha alcun senso.

Il sociale è in qualche modo, magari sbagliato, sempre politico e il politico, se è veramente tale, cioè indirizzato a conservare, cambiare o sovvertire gli assetti sociali, è sempre anche sociale.

La contrapposizione esiste quando gli obiettivi o il modo di operare del sociale, o del politico, o di entrambi, sono sbagliati, o non condivisibili.

La contrapposizione vera è tra sociale e partitico.

Le organizzazioni sociali, associazioni, comitati, rappresentanze del lavoro, "movimenti", hanno sempre una loro "ragione sociale": le finalità per cui operano.

I partiti, da dopo la caduta del muro di Berlino, invece hanno come finalità primaria la loro conservazione, la riconferma dei loro piccoli o grandi apparati, a cui subordinano di volta in volta le loro "scelte politiche".

Anche le organizzazioni sociali hanno delle piccole burocrazie, ma la preminenza delle finalità sociali fa si che sia più difficile subordinarle alla propria perpetuazione, esistono fintanto che esiste l'obiettivo.

Con i partiti è più facile ritrovarsi di fronte al nulla, ad obiettivi che non cambiano il tessuto sociale ma semplicemente difendono la bandiera.

Così la formula coalizione sociale usata da Rodotà e da Landini ha per forza di cose dei riferimenti concreti, anche se insufficienti: poteva, e può ancora, essere sviluppata e approfondita.

Potrebbe dare avvio ad una rifondazione, ricostituzione dei Partiti, indispensabili in una democrazia, aventi quale scopo primario la trasformazione e lo sviluppo sociale secondo nuove direttrici che superino il morente sistema capitalistico che abbandonatosi alla “legge di mercato” quale unico salvifico sistema sociale è degenerato al punto di non ritorno.

Una formula come casa comune delle sinistre e dei democratici è invece una espressione di puro stampo partitico, linguaggio politichese.

I termini sinistra e democratico, nel linguaggio corrente, non hanno più alcun riferimento sociale e anche in termini politici, sono tanto generici da comprendere l'universo mondo.

Non significano più niente e per questo possono contenere tutto e il suo contrario.

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